Blocchiamo la riforma Ue sul copyright, una censura a internet

03 Luglio 2018

Il parlamento europeo sta per approvare una legge contro la libertà di espressione che trasformerà il web in un posto ostile per le piccole imprese. Ventiquattro politici e rappresentanti della società civile firmano l'appello per fermare la decisione.

Il Parlamento Europeo sta per approvare una direttiva contro la libertà di espressione che porterà censura e trasformerà il mercato digitale in un posto ostile per le piccole imprese europee, a solo vantaggio dei giganti del web.
Non possiamo permetterlo.
Per questo abbiamo deciso di sottoscrivere questo appello.
I deputati del Parlamento europeo sono ancora in tempo per impedire che ciò avvenga. Sono ancora appena in tempo.

Lo scorso 20 giugno, il Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo (JURI) ha approvato la proposta di direttiva sul copyright nel mercato unico digitale. Questa proposta contiene due articoli molto critici. Sono l’art. 11, noto come “link tax”; e l’art. 13, noto come “macchina della censura”.

L’art. 11 – approvato per un solo voto di scarto, a conferma di quanto sia controversa e combattuta la questione – stabilisce che gli editori possano esigere un pagamento da chi condivide una notizia pubblicata, anche in forma di link o citazione. Questo rende difficile e costoso curare un’aggregazione di notizie. Condividere un link al sito di un quotidiano potrebbe richiedere un accordo formale con quel quotidiano, e un pagamento.

L’art. 13 rende le piattaforme online responsabili per eventuali violazioni del diritto d’autore dei contenuti che ospitano. Questo costringerà le piattaforme internet a creare sistemi di censura preventiva del materiale condiviso in rete. Siccome costerebbe troppo far fare questi controlli a degli esseri umani, il lavoro sarà affidato ad algoritmi. Saremo censurati, e i censori saranno macchine. L’esperienza di questi anni – ad esempio quella di Facebook nel contrastare le fake news – dice che gli algoritmi fanno molto male questo lavoro. Le aziende saranno tentate di censurare tutto o quasi, pur di evitare di pagare penali.

Le conseguenze di questi articoli sono simili e particolarmente perniciose:
1. l’Internet aperta che conosciamo, in cui gran parte dei contenuti sono generati e ritrasmessi da singoli individui e non da grandi organizzazioni, sparisce. Viene rimpiazzata da un’Internet fatta dalle grandi imprese, che hanno il denaro e la scala per adattarsi a queste regole.
2. l’Internet aperta che conosciamo si trasforma in una terra popolata di bot e algoritmi che filtreranno ogni contenutoveicolato dagli utenti e ogni loro attività on line, con evidenti ricadute negative per la privacy e per la nostra libertà di espressione.

Moltissime voci hanno chiesto l’eliminazione di questi due articoli. Tra costoro ci sono tutti i pionieri di Internet, guidati dall’inventore del Web Sir Tim Berners-Lee; le associazioni di diritti civili in rete, guidati dalla Electronic Frontiers Foundation; gran parte dei centri di ricerca europei sui diritti d'autore; 169 accademici indipendenti hanno sostenuto che l’art. 11 potrebbe ostacolare la libera circolazione delle informazioni che è vitale per la democrazia; e moltissimi semplici cittadini. Solo il sito saveyourinternet.eu ha raccolto 200 mila messaggi contro queste misure.

Noi ci uniamo a loro, nel chiedere al Parlamento Europeo, nel corso della seduta plenaria del 4 di luglio, di rovesciare il voto espresso dal Comitato JURI e di non mettere quindi a repentaglio un diritto fondamentale dei cittadini europei – la libertà di espressione delle persone in rete – così come la possibilità di competere e crescere di tante piccole imprese europee.

Fonte: linkiesta.it